Il numero di istituti bancari aderenti al consorzio diminuisce da 150 a 100 unità a causa dei nuovi obblighi di governance imposti dallo Statuto del Consorzio Pattichiari, modificato il 31 ottobre 2008.

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I nuovi “impegni per la qualità” rilanciati con le modifiche allo statuto si declinano in 30 iniziative vincolanti ed onerose in termini di costi e risorse umane. Ad annunciare (in sordina) l’uscita dall’elenco delle banche presenti nella Pattichiari sono gli istituti medi e piccoli.

Con le condizioni attuali, le più piccole soffrono l’aumento di costi anche se le iniziative sono nate sotto l’autorizzazione congiunta di Banca d’Italia, Consob e Commissione Garante per la Concorrenza. Nonostante le uscite, i consumatori possono stare tranquilli perchè più del 70% degli sportelli nazionali aderisce tuttora al consorzio.

Come bilanciare le esigenze reputazionali delle piccole con i dettami imposti dal nuovo statuto Pattichiari (.pdf) ?
La nuova governance non è più composta solo da rappresentanti delle banche: l’allargamento a rappresentanti della Società Civile (in primis le Associazioni dei Consumatori) e insigni docenti universitari costa ed inchioda le piccole.

Il sistema “autoreferenziale” della Pattichiari sopravvive se popolato da tutti gli istituti bancari; se correliamo l’aumento dei costi e il danno reputazionale dopo i casi Lehman Brothers si può prospettare un’ulteriore emorragia degli istituti di medie dimensioni.

Chi subirà il danno? I consumatori meno informati clienti delle banche fuori dalla lista, quelli che tramite il sito non potranno più confrontare e capire le offerte dei conti correnti e degli altri servizi in vendita nel panorama bancario italiano.