Solo un’esigua percentuale di lavoratori provvede agli spostamenti in città utilizzando la due ruote a pedali (anche  comprese a pedalata assistita). Andare tutti in bici a lavoro è utopico: problemi personali ed esposizione prolungata ai rischi limitano di fatto.

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Basta poco per cambiare le abitudini: basta solo aver la possbilità (fisica, mentale e organizzativa) per esser in condizioni di farlo. Il mezzo di spostamento a pedali mi consentirebbe una mezz’oretta d’allenamento due volte al giorno. Ok, questa è solo becera teoria da due soldi: vado in giacca e cravatta. Già corro il rischio “ascella pezzata” per i due tratti di corsa che intervallano la metro e il tram; l’ipotesi di pedalare è fantasia pura.

Certo, una doccia a fine giornata sarebbe l’ideale per riprendersi dalle fatiche mentali dell’ufficio e fisiche della strada, ma il tempo ? Aggiungiamo pure la doccia ad inizio mattina, quella subito post pedalata e stiamo a cavallo.

Inutile dirlo, riprendersi dopo una pedalata mattutina fa’ bene, ma risulta ingestibile farsi una doccia. Le distanze siderali obbligano ad attraversare tutta la metropoli: forse in provincia la situazione è più gestibile.

In una grande città, il numero contenuto di ciclisti rende vano il sogno di città sicure.  Perchè quindi per lavorare dovrei rischiare la vita oltremodo?