Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo
Zopa, il network per i prestiti peer to peer è stato cancellato dalla lista degli intermediari autorizzati ad operare in Italia, poichè nell’ allocare le somme dei prestatori, le faceva passare (e sostare per 45 giorni) su conti proprietari.

Il funzionamento dei prestiti peer to peer in teoria è una gran bene: permette la microfinanza “buona” – sgravando da onerosi costi bancari entrambe le parti e un po’ di sano prestito al consumo. Tuttavia per il primo sito mondiale Zopa, gestito nella penisola italiana dalla Zopa spa, e per Bobber, gestito dalla Centax spa, si prevedono tempi bui.
Non è solo la questione della “sosta”. Il decreto di cancellazione è piuttosto articolato. Eccone un breve sunto:
Facciamo un passo indietro: in Italia, ogni intermediario può operare solo se autorizzato dalle Autorità di Vigilanza del mercato. D’altronde, fare l’intermediario non è come fare il fruttivendolo. Con tutto il rispetto per i venditori di frutta e verdura, gli intermediari lavorano con il risparmio pubblico, i nostri risparmi. Quindi è decisamente più prudente (e sano) che vengano controllati periodicamente. Chi supera i controlli può lavorare come intermediario ed è iscritto nella lista.
Zopa aveva chiesto autorizzazione ad operare come “traslatore” di fondi: prendeva dagli investitori per dare immediatamente a chi chiedeva un prestito. Nel 2008, ha intermediato poco più di 7 milioni di euro. Banca d’Italia aveva autorizzato questo tipo di attività . Zopa in pratica, selezionava i progetti e le idee da finanziare, assegnava un rating interno (senza metodi IRBA) e consegnava il denaro.
Col passare del tempo e l’aumento dei volumi, Zopa ha dovuto aprire dei conti a suo nome dove gestire le ingenti masse monetarie prima di girarle a chi le richiedesse. Risultato: gli investitori diventavano dei risparmiatori. Mentre nella prima fase Zopa assumeva il mero compito di permettere il passaggio di denaro (offrendo la piattaforma, i servizi di selezione e così via..) nella seconda fase si è trasformata in una banca. Meno onerosa, meno strozzina ma pur sempre una banca.
.. e vanno rispettate. E’ vero che nessun manager di Zopa è stato visto girare con auto blu o Ferrari per arrivare fino all’aereo privato (style Citigroup, per capirci). Probabilmente il modello di business da fastidio alle grosse banche italiane (e straniere). Per questo hanno scatenato Banca D’Italia che si è mossa a ragione.
Dal decreto di cancellazione risulta infatti che Zopa abbia cambiato alcuni schemi operativi rispetto ai modelli depositati in Banca D’Italia. Male, ma c’è di peggio: il suo concorrente, Boober, opera secondo gli stessi schemi depositati agli uffici di Palazzo Koch. Da qui a breve subirà lo stesso trattamento?
Nonostante tutto non manca il sostegno degli zopiani. In bocca al lupo Zopa, torna presto!
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| Parole: banca d'italia, banche, microcredito, microfinanza
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