Ultimo atto della Blogo.it per farsi pubblicità e ridimensionare la propria immagine: la Carta del blogger professionista, ovvero un .pdf inutile per chi ha sale in zucca, un copincolla di altri documenti già presenti in rete e niente sulla tutela del blogger e delle fonti.

A dimostrazione di quanto sopraesposto, la blogosfera italiana è stata insensibile all’avvenimento tanto da avere solo 4 blog che ne parlano a distanza di 48 ore. Un segnale chiaro a dimostrazione dei limiti del documento.
Il post è lungo e ricco di spunti: mettetevi comodi perchè diamo “a Cesare ciò che è di Cesare” e agli autori un parere su ciò che scrivono.

Cominciamo: potete anche non scaricarla, è commentata quasi tutta.

  1. Il titolo?
    Carta del blogger, oppure Bozza della Carta del Blogger?
    Troppo difficile o era stato concepito in senso wikipediano di collaborazione e s’aspettava una “manna” dal cielo?
    Il documento in .pdf certo non aiuta le modifiche…
  2. Citazione dell’art. 21 della Costituzione Italiana?
    Ottimo spunto, peccato che invece di occuparci mezza pagina basta fare un rimando (e magari linkarlo al sito del Quirinale visto che siamo blogger?)
    Ma se il documento è anche per la consultazione offline lo giustifichiamo pure, però decade l’ipotesi al punto 1.
    Decidiamo

Circa a metà pagina si legge:

[...] Per noi e per la nostra rete di blog non c’è al primo posto la reputazione del blogger, quanto il rispetto per il lettore che solo un autorevole blogger e un autorevole editore nanopublishing può portare.[...]

Discutibile opzione non credete?
Perchè il rispetto di una società di nanopublishing e relativi blogger può esser superiore al rispetto di un blogger qualunque?
Cosa s’intende per rispetto? Sulla diffamazione e sulla relativa diffamazione a mezzo stampa, il Parlamento Italiano ha già legiferato. Idem su ingiuria e calunnia. Senza perdermi in ulteriori digressioni filosofiche v’invito a leggere un quest’articolo sul rispetto.

Proseguiamo, 5 righe dopo troviamo

[...] Vi è un tratto che
differenzia i media mainstream (giornali, tv, riviste ndr) dai blog: la partecipazione attiva del lettore che diviene l’asse
principale su cui ruota l’informazione.
Il lettore non introietta più passivamente la mole di notizie,
ma decide con un click di volta in volta cosa leggere e cosa non leggere e dove dire la sua.

Cosa c’è che non va:

  1. Il lettore anche sui blog legge quello che scrive l’autore. E nient’altro!
    Me lo disse Francesco Magnocavallo alla BlogoFesta di Matraia “i lettori si stufano di leggere dei soliti 2-3 autori, vogliono fare loro la notizia” e io risposi “voglio vedersela pubblicata per avere il loro angolo di gloria”. Annuì confermando.
    Peccato che sui blog di nanopublishing non c’e’ modo di dialogare tra autori/lettori alla pari.
    Per forza di cose, il rapporto e’ uno a 1000. Sarebbe ingestibile.
  2. Meno sviolinate al lettore del documento
    Chi sono i destinatari della Carta? I blogger, i lettori, i giornalisti delle agenzie di stampa o i politici? Il lettore non e’ “autodeterminato” il lettore può solo commentare. Non puo’, giusto per fare un esempio, decidere di eliminare/modificare/rivedere un contenuto. Puo’ agire solo DOPO l’autore.
    Quindi il lettore viene in secondo piano sempre e comunque: ricordiamoglielo e non lo illudiamo di esser il nostro centro d’opinione.

[...]lettori che gestiscono l’approvazione dei contenuti con i loro click[..]

Pia illusione.
Il click del lettore non ha questa finalità .
Provate a proporre la rimozione di un post cliccatissimo ma di pessima qualità . I capi vi spareranno a vista!

[...]il diritto di informare non deve ledere il diritto alla privacy proprio di ognuno di noi. Ecco i
punti principali da rispettare:

  • Tutela della personalità altrui
  • Obbligo inderogabile del rispetto della verità sostanziale dei fatti
  • Rispetto degli ideali della lealtà e della buona fede
  • Obbligo di rettificare notizie inesatte e a riparare eventuali errori
  • Rispetto del segreto professionale sulle fonti delle notizie

Perché erano leggi che qualcuno aveva voglia di non rispettare?
Chi ne fosse stato a digiuno, avrebbe rischiato e dovuto risponderne in prima persona anche prima.

Avete riscontrato novità finora?

Io no, ma voglio proseguire leggendo “i doveri, il lettore ne sa piu’ di te”.
Strano ma stavolta c’e’ un sottotitolo.

Il blogger basa la sua professione sul rapporto di fiducia che instaura con il lettore

Falso ! Stra-falso | Falsissimo!
È noto a chiunque senza scomodare gli esperti di bibliografie che le fonti disponibili su internet nel 99% dei casi non sono scientificamente validate. I blog sfruttano la loro immagine e la notorietà dei link in entrata per consolidare l’immagine di fonte-affidabile.

In linea generale il blogger, come il giornalista, deve prestare la massima attenzione alle identità delle persone che va a trattare. Indica i nomi e cognomi dei diretti interessati, dei
congiunti o di chiunque altro attinente alla vicenda solo se strettamente necessario. Riguardo al trattamento dei dati relativi ai minori i blogger approvano pienamente la Carta di Treviso che fino ad oggi si è mostrato un documento ancora insuperato.

Per l’ennesima volta, nulla di nuovo!
Giusto ad onor di cronaca, la carta di Treviso non è stato ancora superata perché serve a qualcosa. Tutela la parte debole coinvolta nella situazione, i minori.

FONTE: WIKIPEDIA, LA CARTA DI TREVISO
La Carta di Treviso e’ un protocollo firmato il 5 ottobre 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l’intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia. Al centro di questo documento, poi approfondito e integrato dal Vademecum del 25 novembre 1995 e ancora il 30 marzo 2006, c’è il principio di difendere l’identita’ , la personalita’ e i diritti del minore vittima, o colpevole di reati, o comunque coinvolto in situazioni che potrebbero compromettere la sua psiche. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella societa’ . La Carta di Treviso costituisce una norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani e una guida ideale e pratica per tutti i comunicatori.

Riprendiamo dopo la pausa pubblicitaria, adesso viene lo schifo vero.

Il blogger che lavora per un gruppo di nanopublishing deve considerare la propria appartenenza alla testata di riferimento e rispondere alle linee editoriali o strategia comunicativa della sua azienda e della redazione di cui fa parte

Da leggersi: il blogger in quanto retribuito ha i paletti imposti dalla redazione. Ovvio, è un mezzadro che coltiva il campo altrui. Taylor sosteneva il sistema “one best way”, il blogger non retribuito lavora a 360° con obiettivi di comunicare qualcosa, non di fare pageview. Se volessimo fare solo numeri basterebbe riempire i blog di foto di donne nude.

Il blogger tiene in debito conto il fatto che tra i lettori vi siano anche dei minori e dunque li rispetta scrivendo le informazioni nella giusta prospettiva e con ponderazione.

Servivano due righe per fare brodo? Ci son riusciti benissimo. In materia se ne è già occupato il Parlamento.

Nell’interesse della promozione del rapporto di fiducia tra i lettori e la testata che il blogger promuove uno spirito di collaborazione con gli altri autori del gruppo di nanopublishing.

Ovvero: se i gli autori si danno addosso pubblicamente, il blog va al disastro. La società ci perde e deve ricominciare da capo.
In questi casi si procede come è successo per me: tra i due litiganti si tiene chi fa più pageview. Evidentemente non scrivevo molto e i numeri erano condizionati…

Le fonti su Internet sono una miriade e molto spesso viene tralasciata la loro verifica. E’ sempre necessario verificare da fonti incrociate la veridicità dell’informazione e se non si è
riusciti nell’intento informare il lettore della circostanza. In un ambiente dispersivo e frammentario, il blogger offre sempre contesto e prospettiva, specificando quale parte è fatto, quale è commento e opinione tra le molte fonti che possono aver trattato la notizia.

Perché voi credereste mai al primo che passa? Questo come altri consigli prima servono solo per allungare il brodo.

Il blogger rifiuta categoricamente ogni forma di regalo e facilitazione che possa in qualche modo compromettere la sua libertà e indipendenza di esercizio.

I post marchetta vengono regolarmente bacchettati dagli utenti nei commenti. Ma non dimentichiamoci che sono l’anima delle migliori pubblicità , perché vivono (e prolificano) nell’ambiente di nicchia.

Il blogger non discrimina nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche e mentali e opinioni politiche. Il riferimento a queste caratteristiche è ammesso quando sia di
interesse pubblico e non leda la dignità di nessuno dei soggetti trattati.

Un bel copincolla parafrasato dalla dichiarazione universale dei diritti umani o dalle costituzioni, non trovate?

Il blogger se ha fornito informazioni errate in buona fede, non cancella il post ma ospita immediatamente un post di rettifica.

Ovvio! &Egrave imparagonabile avere un broken link o una seconda pagina che tratti del tema (con altre parole). Brodo allungato.

Sezione Diritti del Blogger.
Qui manca la frasetta ad effetto.
Forse avevano perso l’ispirazione?

Il blogger ha il diritto di esprimere la sua personale opinione in maniera aperta e
democratica senza ledere la dignità altrui e cercando di mantenere un equilibrio utile alla
conversazione con i lettori.

Copincolla (con la solita parafrasi per adattare) dalle fonti primarie del diritto.

Il blogger ha il diritto di replicare anche attraverso azioni legali ai lettori che possano aver
leso la sua dignità con commenti che non rientrano nella pubblica opinione ma nella
calunnia e vilipendio.

Lo può fare anche il normale cittadino senza computer, è bene saperlo…

Dai e’ finita.. Ultimo paragrafo!

Questo decalogo del blogger professionale [...]

Decalogo? Ma non era la Carta del blogger?
Insomma nno doveva contenere diritti,doveri ed informazioni utili ai blogger?
Non ne ha date e non per fare il pignolo, molta roba e’ stata copiata da un documento che e’ circolato sulla mailing list dei blogger della Blogo.it.
Copioni!
Ah no, si chiama condivisione e web2.0!

CONCLUSIONI SINTETICHE
(perché il post è lunghissimo!)

1. Piu’ che una carta, e’ un decalogo stile lista della spesa.
Bene serve anche quello, ma non lo spacciamo in giro o lo presentiamo ai capi-redattori per spiegare la nostra attivita’ . Quindi viene meno il motivo per cui era stato annunciato.

2. Copia a piu’ non posso
Contate voi i copincolla?

3. Non tutela il blogger
Il blogger di quà , il blogger di là . Ma da nessuna parte e’ scritto come viene tutelato quando e’ il contraente debole nel rapporto col suo datore di lavoro. Non tratta, se non per accenni, il concetto di redazione.

4. Scopo del documento? NESSUNO
Non vi sembra un’accozzaglia di belle parole messe giusto per darsi un tono e allungare il brodo?

5. Ha caratteri di novita’ ? NO
Riprende principi ampiamente noti e stra-legiferati su tutti i continenti.

A che serve? E perche’ e’ stata redatta e pubblicizzata?

La chicca finale?

il decalogo [...] e’ stato ideato da Marina Perotta

Ora si spiega tutto!
;)

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