Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo
Non sono stati i mutui subprime a mandare all’aria i conti della banca inglese. A mettere in crisi la liquidità dell’intermediario del nord-est Inghilterra è stata l’eccessiva leva, gli haircuts ed il mercato.

Perchè il primo grande incidente della crisi finanziaria globale è diverso dalla classica corsa agli sportelli fra i risparmiatori ? Perché è fallita se operava impiegando a lungo quanto raccolto a breve, così come il 99% delle banche?
Le fluttuazioni del leverage (grado d’indebitamento) delle istituzioni finanziarie subiscono gli stessi effetti cui sono sottoposte le fluttuazioni del rischio di mercato. In fasi espansive, il credito facile. In fasi recessive, quando il rischio di mercato è più consistente, occorre agire per diminuire la leva (deleveraging).
Northern Rock era un’impresa bancaria molto indebitata – quindi molto vulnerabile alle condizioni generali del sistema finanziario. La leva bancaria (attivi/capitale) era cresciuta di alcune decine di punti percentuali a seguito della sua quotazione in borsa.
Prima del listing, infatti, il capitale era diviso tra ordinarie e privilegiate. Nel capitale totale post-listing rientrano invece anche le passività subordinate – quindi nel 2005 la il leverage di Nortern Rock sembrava scendere. Il problema sta nelle rettifiche di volatilità , gli haircuts.
Un’azienda molto indebitata può sopravvivere tranquillamente anche in condizioni instabili di mercato. La banca inglese nel 2007 aveva già dovuto registrare delle altissime perdite in sofferenza, facendo quindi aumentare la leva fino all’86.3% del capitale ordinario. A questi livelli di debito, una piccolissima variazione dell’haircut comporta una fortissima contrazione del credito disponibile.
In altre parole se Northern Rock può prendere a prestito con haircut del 2%, ma poi si ritrova a dover prendere ulteriore prestito a tassi maggiori, per tornare alla situazione iniziale dovrà operare un delevereging molto più consistente.
Con il peggioramento delle condizioni di mercato, molti creditori esterni rinunciarono a rinnovare i loro prestiti a breve: Northern Rock era una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere alla prossima stretta creditizia (altro che credit crunch!!).
Non avendo le spalle coperte da una grossa istituzione creditizia centrale (leggi Banca d’Inghilterra), si trovo a dover fronteggiare da sola una richiesta di fondi addizionali per integrare quanto assorbito da un movimento avverso dei prezzi di mercato. Una “chiamata di margine” per intenderci. Peccato che gli attivi di Northern Rock fossero mutui illiquidi.
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| Parole: banche, credit crunch, crisi finanziaria, mutui subprime, tassi
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