Articoli in Economia dei Mercati

La crisi finanziaria non ferma le initial public offering d’oltreoceano e nel 2009 sbarcherà sul listino newyorchese anche il netowork dedicato alle donne nude

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A facilitare l’opera c’è una piccola banca d’investimento russa, La Renaissance cui è stato dato ordine di trovare qualcosa come 460 milioni di dollari con l’operazione di quotazione. Cosa aspetta la nostrana Cicciolina?

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Dopo il miliardario crack di Madoff dove a rimetterci l’osso del collo è stato niente di meno che Bill Gross di Pimco, il default di Lehman Brothers, gli scandali Fannie Mae e Freddie Mac e le esposizioni degli istituti italiani come cambieranno le italiche preferenze?

Rischiare? Opportunità o Pericolo?

Diffidare delle banche (e delle assicurazioni) è nel dna del cliente italiano correttamente informato il quale raramente accetta prodotti venduti a sportello. Conosce il suo appetito per il rischio ed è in grado di stimare a spanne quanto può fidarsi. Il resto è teoria: di quali armi dispone l’investitore per valutare il rischio?

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Ha fatto storcere il naso solo a pochi il fair value perchè la trasparenza è stato considerato un asset privilegiato intrinseco di ogni situazione patrimoniale. Andava chiarito tutto in bilancio: ogni valore doveva rispecchiare la situazione effettiva, non il costo-storico.

Bilancio !

E così è stato, peccato che le deroghe al famoso IAS 39 non sono mancate: dopo l’iniziativa del board inglese (costituito dai creatori dello IAS, lo IASB) di permettere la deroga al fair value nello Ias 39, ovvero il criterio per valutare gli strumenti finanziari. L’ennesima porcata all’italiana passata sotto silenzio.

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Perchè quando l’Euribor a tre mesi scende da quasi un mese, il 28 novembre scorso, il fixing dell’Euribor ad un mese è schizzato verticalmente verso l’alto di 22 basis point (da 3,39% a 3,61%) nonostante il tasso a tre mesi sia sceso di ulteriori due punti?

Niente anomalie, è un comportamento tipico con cadenza annuale per motivi strettamente tecnici. Il 27 novembre è l’ultimo giorno utile (considerando Natale e feste varie) per contrattare l’Euribor a trenta giorni prima di chiudere i bilanci al 31/12. Superata tale data …

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Strano ma vero. I treasury-bond, titoli del debito pubblico a lunga scadenza a stelle e strisce, sono stati quotati col rendimento minimo storico mentre i loro rischi percepiti sono altissimi e fanno schizzare in alto i credit default swap.

Qualunque studente di economia storcerebbe il naso e parecchi docenti inorridirebbero. La legge rischio-rendimento è saltata? Niente affatto! È solo l’ennesima anomalia dovuta alla strillatissima crisi finanziaria di questi tempi. Cosa è successo in pratica? Andiamo per gradi.

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Sembra quasi divertente vedere come si dividono gli analisti sulle stime dell’andamento dei prezzi del greggio (e non del Brent) nel 2009. Si paventano due scenari: il primo catastrofico, ovvero prezzi in salita esponenziale ai primi cenni di ripresa economica.

Probabile che questa posizione rispecchi quella del petrolio a 400 dollari al barile di cui vi avevo già parlato. Dall’altra parte dello schieramento invece si collocano i guru di Goldmans Sachs, gli stessi che dodici mesi fa avevano previsto il greggio attorno ai 100 dollari, ipotizzando un lungo periodo di stagnazione intorno ai 50 dollari.

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Altra storia da seguire in rete, con cadenza settimanale. Dopo la conferenza stampa dello psiconano (il berlusca o “Truffolo” per intenderci) dell’8 ottobre scorso a Napoli, è nato Emilio, fantomatico personaggio che ha investito tutti i suoi 120mila euro nelle azioni ENEL, ENI e MEDIASET.

Un portafoglio poco diversificato, ma questo ha consigliato il premier mentre rassicurava gli italiani sulla solidità del sistema bancario e sulla mancanza di rischi sui depositi in conto corrente e addirittura sugli investimenti azionari. Quel mattacchione divertente del Berlusca suggerisce di comprare adesso perchè sono a metà prezzo.

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BCE taglia i tassi dello 0,50% passando da 4,25% a 3,75% così come la Banca Centrale d’Israele. La Banca d’Inghilterra annuncia di ricomprarsi mezzo sistema finanziario britannico per evitare di farlo crollare e far correre agli sportelli i sudditi della regina d’Inghilterra.

In concomitanza, la Fed opera il suo taglio a e ne prospetta un altro per fine mese. Bene finalmente si agisce tutti insieme e si coopera a risolvere ’sto problemino. Piccolo particolare: i 1.400 miliardi di dollari che saranno impiegati per salvare il sistema finanziario stavolta li pagano i contribuenti, ma la prossima?

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Le borse mondiali sono più volatili del solito e nonostante il rimbalzo-record di ieri nel weekend bisogna frenare gli entusiasmi. Aig è stata salvata perchè deteneva quasi un monopolio di fatto (viste le dimensioni e le connessioni con gli altri operatori) per il settore assicurativo americano e mondiale. Salvare Aig è stato praticamente un dovere del Governo Usa per salvaguardare la stabilità del sistema e degli assicurati stessi in via ben più residuale.

I dipendenti che vedete nella foto, giovincelli giocatori del blasonato Manchester United possono tirare un sospiro di sollievo. I 28 milioni di sponsorizzazione per il 2008-2009 dovrebbero arrivare. A penare invece sono i dipendenti delle investmente banks, i Lehman Brothers in particolare, i quali sono stati avvisati tutti via email pochi giorni fa “prendete lo scatolone e (con ordine) uscite. Buona fortuna”. In tutto questo chi ha sbagliato? Chi paga uscendo dal mercato?

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Siamo in una crisi finanziaria complessa, diversa da quella del 1929 e ricca di eventi “catastrofici” che riguardano a macchia di leopardo il mondo intero. Luigi Zingales, noto ed autorevole economista oggi ha scritto un articolo sul Sole24ore dai contorni meritevoli di un post complesso.

Concordo con molti punti: il salvataggio di Fennie Mae e Freddie Mac, le due semistatali oligopoliste alla Cournot dell’intero mercato mutui a stelle e strisce stato un chiaro segnale (di convenienza per il proprio bilancio ndr) all’economia americana. Il governo interviene. Lehman Brothers invece è stato lasciato affondare da solo non perchè non appartenesse ma per limitare l’idea malsana* che una cura locale sul colosso mondiale potesse continuare a far sopravvivere tutti. Non solo.

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