Innaffiamo l’economia di incentivi per l’acquisto di nuove automobili, convinti che sia il modo per spingere i consumi visto che il settore automotive costituisce più dell’11,4% del PIL italiano. Protezionismo becero?

Eco-incentivi auto = protezionismo?

Abbiamo smesso di comprare automobili per due motivi: Il picco del caro-benzina dello scorso 2008 e l’inflazione. Perchè dare gli eco-incentivi oggi in pieno calo della domanda?

Federico Rampini descrive la situazione nel post L’illusione degli eco-incentivi con una domanda: l’eco-incentivo in Italia è uno spreco di risorse data la congiuntura pressante? Tecnicamente sì, la domanda non riparte diminuendo i prezzi.

Aggiungo, con molta modestia, che il sistema automobilistico italiano già in lieve calo da alcuni anni per ovvia saturazione di mercato (guardate alcuni post su ecoblog.it dell’anno scorso), ha registrato una sensibile contrazione proprio per il caro-carburante dell’anno passato. Il costo della benzina è stata un’arma a doppio taglio: da un lato ci ha imposto d’andare a piedi e dall’altro ha spinto l’inflazione verso l’alto.

Una pioggia d’incentivi, ad oggi, non farà ripartire il mercato italiano dell’autoveicolo perché la domanda è ancora diminuita rispetto al passato. La recessione è questo: una sensibile diminuzione della domanda interna che erode la crescita. Come speriamo quindi di recuperare e spingere ancora su un mercato saturo e molto sensibile all’andamento del greggio?

La soluzione è immediata: cambiare prodotto. Non più auto a benzina, metano, gpl ma auto elettriche/solari, nuove davvero. Non solo: l’ennesimo eco-incentivo di effetto benefico nel breve periodo (magari un paio di trimestrali migliori) ma nel lungo cosa comporta? Tirerà ancora la domanda o dovranno esser ancora altri incentivi a far respirare il sistema automobilistico italiano?

Concordo con Rampini: perché incentivi solo ai consumi (incentivi per lavastoviglie e co.) quando si potrebbero incentivare gli investimenti?

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