Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo
Le dimensioni mastondontiche delle banche americane complicano i processi di salvataggio e fusione a spese del contribuente d’oltreoceano. Bisogna limitare ex lege salvando il salvabile e diversificando?

In occasione del “fixing finance” – convegno all’ABI cui mi sarebbe piaciuto partecipare se non fosse per il prezzo proibitivo per gli studenti – il premio nobel 2001 per l’economia Stiglitz tratta temi caldi della congiuntura economica attuale.
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Stai male, sei nella stanza del dottore. Vuoi esser rassicurato che la tua malattia sia identificabile tra quelle curabili dalla medicina attuale. Non vuoi sentirti dire “saranno necessari ulteriori esami per verificare la situazione”. Non sopporti altro stress.

Questa è la situazione di ogni comune mortale. Questo nella foto invece è il medico delle banche americane in crisi o sull’orlo del default. Peccato che le pessime condizioni di salute dei loro bilanci pregiudichino tutto il sistema economico. Continua »
Il numero di istituti bancari aderenti al consorzio diminuisce da 150 a 100 unità a causa dei nuovi obblighi di governance imposti dallo Statuto del Consorzio Pattichiari, modificato il 31 ottobre 2008.

I nuovi “impegni per la qualità ” rilanciati con le modifiche allo statuto si declinano in 30 iniziative vincolanti ed onerose in termini di costi e risorse umane. Ad annunciare (in sordina) l’uscita dall’elenco delle banche presenti nella Pattichiari sono gli istituti medi e piccoli.
In Italia la casta avrebbe incassato i quattrini in silenzio. In America, dopo il regolamento della rata da 150 miliardi di dollari in aiuti del Governo ad Aig, Barack Obama si arrabbia di brutto e chiede la restituzione.

Timothy Geithner, il Tremonti d’oltreoceano, afferma di non esserne al corrente; la FED invece ne era a conoscenza già da tre mesi. Bel casino? Tutt’altro il Ceo di Aig afferma di restituire una buona fetta. Quale? Continua »
Dopo giorni nefasti in cui son stati bruciati centinaia di miliardi di dollari, le borse di mezzo mondo ieri hanno volato e Milano compresa hanno segnato consistenti rialzi. New York, in particolare, è stata trascinata dall’euforia dovuta all’annuncio del ceo di Citigroup.

Citi ottiene il miglior risultato nei primi due messi dell’anno dal 2007. Perché non ripagare in minima parte quei 45 miliardi di dollari che li ha salvati (senza contare le garanzie per 300 miliardi del Tesoro Usa) ?
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Gli islandesi hanno un eccessivo appetito per il rischio. Amano prendere rischi eccessivi. Nel 1973 quando un’eruzione vulcanica stava per rovinare su una cittadina dell’isola di Heimaey azzardarono il salvataggio sparando l’acqua gelata del mare sulle colate di lava.

Incredibilmente gli islandesi vinsero la loro scommessa! Nessuno aveva mai fermato un’eruzione vulcanica prima d’allora e nessuno è più riuscito a farlo.
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Rischio di credito, di liquidità , crisi finanziarie moderne o evoluzione della crisi del 1929? Per capire la crisi mondiale un video interessante (e breve) renderà meno ostici tutti i concetti economici di cui sentite parlare quotidianamente.

L’economia del credito concesso largamente, lo sfruttamento dei mercati mondiali e degli effetti panico, i mutui e l’andamento della crisi: tutto in un cartoon verde, forse a memoria della vecchia valuta forte americana.
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Finalmente la banca centrale di San Marino ha messo fine ai redditizi e blindatissimi segreti bancari chiarendo per iscritto tali informazioni da domani mattina sono subordinate agli obblighi previsti dalle normative di contrasto al terrorismo e ai capitali di provenienza illecita.

In pratica le banche di San Marino, gli istituti, le fiduciarie ed i professionisti dovranno allinearsi ai comportamenti tenuti da tutti gli altri operatori dell’area euro. Stapperanno calici di champagne nelle sedi della Guardia di Finanza. Bene così !
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Innaffiamo l’economia di incentivi per l’acquisto di nuove automobili, convinti che sia il modo per spingere i consumi visto che il settore automotive costituisce più dell’11,4% del PIL italiano. Protezionismo becero?

Abbiamo smesso di comprare automobili per due motivi: Il picco del caro-benzina dello scorso 2008 e l’inflazione. Perchè dare gli eco-incentivi oggi in pieno calo della domanda?
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Stamattina riflettevo sul post d’autore di Federica Bianchi che riprendeva il pezzo del direttore di Wired Chris Anderson The Economics of Giving It Away in cui si sottolinea la necessità di dare un prezzo di scambio alle opere digitali con valore maggiore di zero.

Siamo la Google-generation del tutto è gratis, tutto è accessibile e digitale (o digitalizzabile) dove la telefonata ha costi marginali quasi nulli con skype. Almeno in questo ambito il consumatore è finalmente favorito dal prezzo-zero.
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Oltreoceano non accennano a fare una cosa, la fanno decisamente meglio di come potremmo impostare noi europei. Hanno un approccio diverso, un’etica di gigantismo oltremodo, di crescita continua.
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Da grande voglio fare il banchiere di una mega istituzione finanziaria americana, così posso mandarla ko mentre continuo a starmene tranquillamente in panciolle. Nessuno mi manderà a casa, tutti i miei fedelissimi del board administration m’adorerano.
Tagliati i tassi europei dal 2,5% al 2%, ad Eurolandia il clima non cambia. Il caro Trichet afferma di voler evitare di fare la fine del Giappone col denaro quasi regalato o degli Usa che hanno un tasso d’interesse compreso tra lo 0 e 0,25% a seconda dei casi.

Non voglio discutere sul taglio dei tassi, non dispongo dei dati dello staff del presidente di turno e mi chiedo: perchè l’Europa teme la trappola della liquidità mentre il resto del mondo può permettersi di sfobiciare ancora al limite dello zero?
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In queste pagine riporto tramite dei brevi articoli, detti post, alcune brevi impressioni, idee, opninioni, trovate geniali (o meno) e qualunque altra cosa m'interessa conoscere e farvi conoscere.
* Per chi fosse alla ricerca di emozioni forti, esistono i siti porno, qui non pubblico foto di donne svestite! Nè starlette, nè calendari semi-porno, nè deputate nude, nè miss varie, nè veline con le gambe al vento!
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