Ultima affermazione sul mercato cinese da parte degli investitori americani è l’apertura di nuove sedi per le borse USA a Pechino: nei primi 10 giorni di dicembre aprono le sedi del New York Stock Exchange e quella del Nasdaq.
Le borse valori sono imprese (quasi sempre con capitali privati) che consentono ai partecipanti del mercato di poter scambiarsi titoli secondo la legge della domanda e dell’offerta: il Nasdaq è il primo mercato borsistico al mondo che ha sfruttato l’elettronica, essendo anche per eccellenza la sede della New Economy.
L’impianto della nuova sede operativa all’estero al di là dei “piani di conquista” per il progetto Global Exchange Platform made in Nasdaq, significa lo sbarco definitivo in Cina di due colossi mondiali del settore. Il listino tecnologico infatti tratta già i titoli di 52 società cinesi per una capitalizzazione complessiva di 57 miliardi di dollari. Dall’inizio dell’anno le nuove quotazioni sul mercato (Ipo, da initial public offering) cinesi sul listino Usa sono state 19 contro 9 dell’anno scorso.

Per il momento le nuove sedi sono di rappresentanza servono solo per attrarre capitali negli USA, perchè le piattaforme informatiche di trading, ma soprattutto di post-trading informativo rimangono in America: la normativa cinese in materia è ben più stringente di quella americana, a sua volta decisamente più limitante di quella europea e soprattutto il mercato d’oltre Pacifico ha dei gestori ben affermati.
Ma d’altronde, chi rischierebbe tutto subito? Meglio esser cauti ed entrare pian pianino, visto che l’occhio verso la borsa di Shangai già lo ha strizzato il capo dell’ufficio Nasdaq di Pechino.

Il “risiko delle fusioni” riguarda anche le borse non solo le banche europee: dall’America già tempo fa avevano provato a prendere piede nel Vecchio Continente con altre operazioni, ma la vecchia volpe di Londra (leggasi il London Stock Exchange) aveva fatto capire che non era terra di conquista, fondendosi con la borsa Italiana. Situazione opposta per la potenza cinese, molto più disposta a spostare i propri capitali su altre piazze anche per ridurre i rischi e diversificare.

Nel paese del riso le aziende quotate in borsa presentano volatilità molto rilevanti a confronto con gli stessi settori europei o americani: cosa può significare?

Punto primo: l’economia cinese cresce a ritmi sostenuti (e questa non è una novità , con tutti i suoi problemi). Il gioiellino Alibaba.com, giusto per citare l’ultima ipo, ha raccolto nei primi giorni circa un miliardo e mezzo di dollari e prevede di aumentare i suoi utili di 83 milioni anche grazie agli investimenti di Yahoo e Cisco. Ovviamente il titolo in borsa sta volando.

Punto secondo: la reazione alle crisi. Dall’altra parte del Pacifico le crisi finanziarie sono un tasto dolente perché si ripercuotono con una maggior forza sugli andamenti dei titoli: maggior volatilità significa anche questo. E i nervi devono rimanere ben saldi, anche perché il governo cinese non sta a guardare, intervenendo con operazioni sul mercato.

Quindi, per adesso, il titolo Alibaba.com vola, ma lo aspettiamo tutti al varco!