C’è un giornalista cicloamatore che si è pedalato da solo tutto il Giro d’Italia 2008 ed il Tour 2007. Vuole portare avanti la sua lotta, quella contro il doping, dimostrando che è possibile terminare tutte le tappe della corsa senza alcuna pratica illecita. Niente direttore sportivo, niente massaggiatore, niente meccanico e soprattutto niente medico che ti dopa come un cavallo da corsa.

Leggetevi l’intervista che ha rilasciato a Repubblica, c’è un tratto di noi italiani che dovremmo riconoscere subito: non è quello in cui si parla dei clacson. Tutto è partito da questa frase di Paolo Rumiz “Le medie (dei tempi di percorrenza) continuano ad aumentare, e nonostante questo i vincitori sembrano meno stanchi dei giornalisti che li intervistano. Coppi si accasciava a fine tappa, loro scendono dal sellino freschi come rose”. Evidentemente qualcosa nel mondo delle due ruote non è andato.

Guillame Prébois, dal suo blog, spiega perché ha messo in campo quest’opera: lascio a voi la lettura (dal francese) delle motivazioni che avrei potuto avere anche io, se avessi avuto 1 decimo della sua preparazione atletica…

Ad ogni modo l’anno prossimo magari una tirata per 10 km gliela do’ se passa vicino Roma. Per ulteriori informazioni leggetevi il mio post dai toni molto pacati su Outdoorblog.it.