Nei bar di Lucca solo italian fast food; d’ora in poi niente Kebab o Cous-Cous. Questo ha decretato l’amministrazione lucchese di centrodestra. I camerieri però dovranno imparare l’inglese, è l’unica nota intelligente in un’ordinanza al limite del razzismo.

Don't touch Kebab !

Dopo l’annuncio al TG, mio padre – alfiere conservatore degli italici costumi – ha detto “bravi” ed io – da fedele e appassionato consumatore del Kebab – ho ribattuto con razzisti e indegni! Sono a Roma e non a Lucca, ma è una mossa quasi anti-costituzionale.

In breve il testo normativo:

“Al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse”.

Via chi lavora onestamente col suo negozio dal salotto buono di Lucca… ‘sta metropoli!

Etnie diverse dalla toscana? Nemmeno Bossi e co. sarebbero arrivati a tanto, nemmeno impegnandosi.
Quindi il mio progetto di esportare a Lucca prodotti tipici della capitale è morto in partenza? Grazie sindaco lucchese…

Non m’importa se i Kebab pregiudicano il piano commerciale (come hanno osato affermare a Bergamo e in non so quale altro paese leghista) questa imposizione legislativa è solo volgarmente populista e va pienamente contro la libertà d’impresa nei limiti della legge italiana. La libertà d’iniziativa economica è nel codice civile, tanto per precisare…

Comprendo e approvo l’idea di conservare le tradizioni ed il decoro italiane – ma lasciamo che siano i consumatori a scegliere dove/come spendere i propri quattrini per mangiare.

Questa legge è stata fortemente richiesta (e sarebbe da indagare sulle modalità) dalla casta dei commercianti di zona.
I fast food sono internazionali e molto più diffusi, sicuramente più convenienti rispetto ai ristorantini locali.

Osti e ristoratori lucchesi, evidentemente stanchi di vedere i locali semivuoti hanno chiesto (e ottenuto) di colpire la concorrenza.
Ripeto, è solo un’ipotesi probabilmente molto aderente alla realtà.

Nel primo periodo gli effetti di questa guerra ai locali etnici gioveranno ai localini italiani, piuttosto cari.
Se fossi nei gestori dei Kebab mi organizzerei e farei un cartello di prezzi, rendendo ancora più competitivi i prezzi del Kebab del cous-cous ed investendo molto sull’ampliamento dei locali.

Giusto per dare due numeri: attualmente l’invasione di Kebabbari nel centro di Lucca conta ben 3 esercizi. Un’invasione vero? Forse il sindaco non è mai stato a Roma, dove personalmente ne conosco almeno 15 di almeno un centinaio in tutta la metropoli.

Il tentativo di mandarli via è opera articolata, complessa disputa iniziata con le indagini tra il 2006 ed il 2007. Se vi fate un giretto sul sito del IlTirreno potete farvi un’idea.

Se mi chiudono i Kebabbari di Roma con chi me la devo andare a prendere?

Altra cosa: personalmente ho a cuore i kebabbari, ma il problema si pone anche se volessi mettere in piedi un lussuoso e luccicante ristorante francese. Non parliamo poi del cinese o del mongolo. Al Thailandese verrebbe negata l’esistenza e pure la licenza. Incredibile, ma vero.

Accade in Italia, solo in Italia.

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FOTO | Alexkehr