La continua nascita di nuovi prodotti finanziari favorisce l’accesso generale (o indiscriminato?) alla finanza: maggiori numero di possibilità d’investimento influenzano la quantità ed il tipo di rischio che gli investitori decidono di assumere.

Dalla Banca d’Italia arriva il 759° tema di discussione dove si prova a correlare gli improvvisi crolli del mercato finanziario con le informazioni disponibili agli investitori che scelgono investimenti troppo rischiosi.

In barba a tutta la letteratura economica, che predica la corretta diversificazione, il problema di fondo rimane l’informazione collegata agli asset, alla struttura degli stessi e alla quantità di informazioni effettivamente disponibili su ognuno.

TRADOTTO IN ITALIANO?

Ok, senza parlare in banchese: avendo tantissime possibilità d’investimento (tutte presentate sotto forma di opportunità di guadagnare) l’investitore si trova davanti ad una montagna di dati da confrontare e un alluvione d’informazioni di poco valore collegate ai possibili investimenti. Nel 90% dei casi, l’investitore dovrebbe conoscere informazioni troppo costose per decidere seriamente. Notizie dettagliate sui piani industriali, sui fornitori, sui clienti, sull’azienda – sono tutti aggiornamenti di cui non ha nemmeno modo e tempo di sapere.

Rimane solo la corretta diversificazione dei suoi investimenti a determinare il miglior rendimento in base al rischio assunto. In pratica: quasi niente. Tutta la letteratura scientifica e statistica ha dibattuto su come e quanto diversificare e sul tipo di informazione a disposizione nei canali di cui l’investitore può servirsi.

DIVERSIFICARE, MA A CHI CREDERE?

Il quid della situazione deriva dalla qualità delle informazioni veicolate dai canali di cui l’investitore può servirsi. Inutile generalizzare: i benefici della diversificazione sono in parte controbilanciati dalla maggiore frequenza con cui gli investitori poco informati scelgono investimenti troppo rischiosi. E quindi?

Nel tema di discussione pubblicato da Banca d’Italia (clicca qui per scaricarlo, è in inglese) l’autore prova a fornire una spiegazione basando la scelta tra due alternative. Il tema è fortemente sconsigliato se hai mal di testa alla terza formula o alla quarta lettera greca.

IL COSTO DELL’INFORMAZIONE

In pratica – l’innovazine finanziaria ha abbattuto molti dei costi per l’accesso (indiretto) agli investimenti. Purtroppo non è riuscita ad eliminare i costi relativi all’informazione. E quindi? Continueremo ad investire, con un occhio alle regole d’oro del perfetto risparmiatore. Come abbiamo sempre fatto !