Dopo il tentativo (e il conseguente putiferio mediatico) dell’ottobre 2007, il consiglio dei ministri approvava il “DdL Levi-Prodi”, disegno di legge che imponeva a tutti i blog l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione per estendere sulle teste dei blogger i reati a mezzo stampa.

Adesso ritornano alla carica e Punto-Informatico.it lo descrive chiaramente: chi espone banner pubblicitari continuativamente -> lucra, ergo fa attività d’impresa. Quindi finisce sotto la mannaia della legge.

Detta così ingabbia moltissimi blogger, dai più famosi Beppe Grillo ai semi-sconosciuti come me. Il DdL C. 1269 un anno dopo combinerà un bel disastro se approvato.

Il problema di base che non entra nelle testoline dei politici è:

E’ impossibile iscrivere tutti i blog al Roc (Registro degli Operatori di Comunicazione).
Il 90% dei blog apre e chiude nel giro di pochissimo tempo. Occorrerebbe automatizzare il registro, autenticare le identificazioni dei blogger, operazione tecnicamente impossibile.

impossibile stabilire un discrimen tra i blog
Si potrebbe pensare di far iscrivere solo i più frequentati (e commentati) ma come stabilire un minimale di accessi per differenziare il blog dell’amico sotto casa da quello di Macchianera o di Beppe?
E perchè poi obbligarli solo perché raggiungono un pubblico più vasto? D’altronde, la diffamazione per esser tale (e portata davanti ad un giudice con la toga) deve compiersi con almeno un attore e due che ascoltano. Quindi anche il blog di paese con 10 visitatori dovrebbe subire le stesse pene.
Altra considerazione che distrugge quest’ipotesi: i blog più frequentati son quelli dove in genere c’è una redazione e i contenuti sono generalmente più controllati.

Non si può affibbiare stampa clandestina a tutti
Ma nemmeno i colpevoli possono nascondersi dietro ad “è solo un blog”.

Non sono un giurista e nemmeno un avvocato, ma proporrei ai capoccioni che siedono in Parlamento di far così:
1. Responsabilità oggettiva per l’intestatario del dominio (se non coincide con l’autore del misfatto)
2. Responsabiltà personale per chi diffama (o scrive erroneamente).
3. Snellire i processi per queste cose (magari farli online invece che imbrattare carta in Tribunale?)