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Una lettera aperta, indirizzata ai membri del Governo e del Parlamento, ai rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali, a chi rappresenta gli italiani presso le Istituzioni UE e del SEBC. E per conoscenza a Giorgio Napolitano.
Il governo dichiara che i cosiddetti “sacrifici” si rendono necessari per risanare i conti pubblici, tranquillizzare i mercati e salvaguardare l’euro. Obiettivi non condivisi dagli economisti di diverse università italiane.
Le politiche economiche UE per la prima volta si muovono in concerto nella direzione sbagliata. In sincronia i paesi europei realizzano infatti delle tremende strette di bilancio in una fase storica in cui non sembra esservi traccia alcuna di locomotive esterne all’Unione monetaria.
Il rilancio della crescita fondato su un nuovo boom speculativo della finanza statunitense non può escludersi del tutto, ma è una ripresa fragile e di corto respiro. In questo scenario è dunque probabile che le restrizioni operate dai governi europei determineranno una ulteriore caduta dell’occupazione, un aumento della mortalità delle imprese e quindi un nuovo capitombolo dei redditi, delle entrate fiscali e dei ricavi imprenditoriali.
Di conseguenza, le possibilità di rimborso dei debiti, sia pubblici che privati, tenderanno a ridursi. Gli operatori sui mercati finanziari intensificheranno quindi le vendite di titoli, i tassi d’interesse cresceranno e la situazione dell’economia reale si aggraverà ulteriormente.
Punto primo. Un argine alla speculazione, ben oltre le misure finora introdotte o suggerite, e che dia tempo alle istituzioni democratiche di ripensare la strategia di politica economica. Secondo. Affrontare gli squilibri interni all’Unione alimentati soprattutto dalle politiche deflazioniste della Germania, paese egemone e in sistematico avanzo commerciale rispetto agli altri paesi membri.
I firmatari della Lettera propongono che l’Europa costruisca al proprio interno un autonomo motore di sviluppo fondato sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio. Sono beni, questi, che sfuggono alla logica dell’impresa privata e generano fallimenti del mercato.
Promossa da Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Roberto Ciccone (Università Roma Tre), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Antonella Stirati (Università Roma Tre) va condivisa con tutti (anche i non laureati in economia). Puoi scaricare la Lettere degli Economisti, in .pdf.
Non sono un insigne economista del panorama italiano, ma come cittadino condivido pienamente le idee promulgate dalla lettera. Ecco perchè ti invito a far conoscere questa lettera: puoi condividerla su Facebook o su Twitter !
VIA | Lettera degli Economisti
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Parole: economisti italiani, in-evidenza, università
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