Uscire dalla crisi è possibile. Salvare imprese molto indebitate (e non decotte) anche stroncate dal calo dei prezzi (e dei volumi) delle vendite è possibile. L’lslanda ce l’ha fatta senza demagogia, ma con nuovi posti di lavoro.

Islanda !

Banche islandesi in crisi per l’elevatissima leva finanziaria: a Reykjavik dopo 5 anni di finanza si torna all’industria di base guardando all’Europa come un’opportunità non come una spada di Damocle.

Il mare blu, il merluzzo salato e l’eglefino: queste sono le tre risorse di cui dispongono gli islandesi. Nonostante i prezzi e gli eventuali limiti che verrebbero imposti da Bruxelles se l’Islanda entrasse a far parte della Comunità Europea, la nuova coalizione di governo ha avuto il compito di trovare un accordo con i maggiori fornitori di merluzzo europei (Inghilterra e Olanda).

Hanno capito che vendere azioni è redditizio e rischioso. Per questo in campagna elettorale hanno spinto sulla stabilità dell’industria di base: agricoltura e pesca devono tornare a generare i volumi in linea con i periodi precedenti al sisma finanziario. Vendere azioni è molto redditizio e altamente rischioso. Una politica d’incentivi e di sostegno all’occupazione (drasticamente salita sopra al 9%) rende più efficace la redistribuzione della ricchezza, spingendo i consumi.

Con il sostegno della domanda interna, la imprese possono dedicarsi alla produzione per l’export. Non mi è dato sapere oggi se sarà il salt cod (il merluzzo salato) a salvare le sorti dell’Islanda. Probabilmente i vincoli delle lobby inglesi non renderanno vita facile alla coalizione islandese.

VIA | The Guardian