Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo
Dopo il miliardario crack di Madoff dove a rimetterci l’osso del collo è stato niente di meno che Bill Gross di Pimco, il default di Lehman Brothers, gli scandali Fannie Mae e Freddie Mac e le esposizioni degli istituti italiani come cambieranno le italiche preferenze?

Diffidare delle banche (e delle assicurazioni) è nel dna del cliente italiano correttamente informato il quale raramente accetta prodotti venduti a sportello. Conosce il suo appetito per il rischio ed è in grado di stimare a spanne quanto può fidarsi. Il resto è teoria: di quali armi dispone l’investitore per valutare il rischio?
Evitando i mass media, per la stima della volatilità l’investitore non può scomporre tutti gli asset in tendenza lineare di fondo (il drift per capirci) e tendenza erratica (l’effetto sorpresa, ndr). E non può nemmeno paragonare un accademico risk free rate con il market risk premium.
La letteratura economica in materia di risk management personale offre metodi accademici e applicati nel rispetto dei loro limiti intrinsechi. Le metodologie Var soffrono la mancata replicabilità delle situazioni precedenti in periodi di stress: il passato spiega il futuro immediato con una tolleranza d’errore minima. Nel migliore dei casi dall’oggi al domani se non si vuole incappare in errori mastodontici.
Affidarsi agli scoring o peggio ai rating dei titoli è come affidarsi al contadino per la bontà delle pere. Agenzie indipendenti pagate per offrire un rating non mentiranno sulla reale condizione del titolo analizzato – nonostante tutto faranno di tutto per far ristrutturare gli emittenti al fine di migliorare le future emissioni.
Cosa rimane all’investitore che vuole informarsi ? I credit default swap vengono scambiati in un mercato quasi irraggiungibile per il retail e non dimentichiamo le strutturali limitazioni di un mercato basato su domanda e offerta nel valutare un titolo. Vi ricordate la storia del prezzo del Colosseo venduto dove non c’è nessuno ad acquistarlo? Leggete le tre righe in neretto al centro del post.
Alla fine di ogni valutazione, in portafoglio serpeggia un mostro incontrollato: la correlazione degli asset, croce e delizia di tutti.
Alla luce dei crack finanziari e degli scandali all’investitore professionale rimarranno poche armi a suo favore.
e nel 2009 sarà un buen retiro il miglior posto dove mettere i propri quattrini. L’appetito per il rischio diminuirà per molti, quasi azzerandosi, dal momento che la contrazione dei valori degli asset ha imposto numerose perdite in conto capitale (leggi, flagelli o bagnetti di sangue). Per chi resta sicuramente sarà come rimanere sul cavallo impazzito o sull’auto sportiva sulla strada di montagna.
In entrambi i casi, stomaco forte e nervi saldi.
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| Parole: crisi finanziaria, crisi finanziarie, mercati finanziari, previsioni, rischio default
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