Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo
Il cane a sei zampe ha chiesto 1,5 miliardi di euro offrendo i propri bond e a sentire le parole del direttore finanziario era solo una normalissima operazione di allungamento della scadenza media del debito. Perchè le offerte son state per 6,5 miliardi?

Non ci sono debiti particolari da rimborsare, le acquisizioni di tre aziende (Distrigaz, First Calgary Petroleum e Burren Energy) del 2008 erano previste dal piano strategico, la BLUE CHIP ha multipli consistenti. E il rating?
Perchè ha ricevuto offerte per più di quattro volte di quello che ha richiesto quando il suo rating è una AA di S & P o una Aa2 di Fitch?
Escludiamo il default, caso estremo cui Eni difficilmente cadrà perché tra i suoi azionisti si annovera il Ministero dell’Economia e delle Finanze (21,9%). Affidabilità e sicurezza di non ritrovarsi in portafoglio con un obbligazione a rischio downgrading.
L’elevata volatilità registrata nel 2008 dal comparto azionario avrà spinto l’investitore istituzionale ad uscire dalle posizioni long; con i titoli di stato area euro ai minimi storici – roba inimmaginabile tre anni fa – è sicuramente più profittevole ripartire dal corporate bond di grosso taglio.
Il corporate bond di Eni sarà sicuramente un’esposizione a rischio controllata: il settore petrolifero e degli idrocarburi non sarà soppiantato dalle energie rinnovabili non prima di un ventennio e probabilmente questa certezza è più viva da quando il petrolio quota sotto ai 50 dollari al barile. Per la cronaca: le rinnovabili hanno ancora costi di sviluppo sostenuti ed il petrolio sottoquotato non li aiuta.
Non è tutto: il pool di banche incaricate dell’intera operazione avevano proposto inizialmente un premio sostanzioso, poi man mano che gli ordini arrivavano hanno iniziato a ridurre dal 2% + tasso swap di partenza. L’offerta di Eni era appetitibile per molti ed in molti sono arrivati.
Dopo un 2008 burrascoso in cui si annunciavano i tristi effetti di credit crunch sulle imprese italiane si può serenamente affermare che i big dell’ S&P/MIB non avranno problemi a riscadenzare il debito, sopratutto in tali condizioni di contorno.
Per il cane a sei zampe non è la prima collocazione che va ben oltre le attese. Già i bond emessi a Novembre hanno ricevuto ordini ben superiori alla media prevista. Se ne parla su MilanoFinanza. Tra gli investitori istituzionali soprattutto fondi assicurativi di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Olanda.
Perchè oggi Eni ne ha ricevuti ben 4 volte tanti? Sebbene la Fitch preveda ben 25 nuovi default stile Parmalat entro la fine del 2009 – i rendimenti “certi” fanno gola nei periodi di vacche magre.
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| Parole: bond, default, obbligazioni, rischio, titoli di stato
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