Anche la F1 fa finta di pulirsi la faccia, anzi le scarpe, per rispettare l’ambiente mostrando le ecogomme ai giornalisti presenti all’apertura del GP del Giappone al circuito del Fuji. Ovviamente di eco c’è ben poco, altrimenti le prestazioni in pista ne risentono.

Qualuno ha pensato bene di dipingere le scanalature delle gomme delle monoposto di F1. Idea geniale, attira gli sponsor e i piloti possono diffondere attraverso i microfoni l’idea che la F1 non spreca investendo nella ricerca e pensa a ridurre la propria impronta ecologica. Niente di più errato!
Il signor B. Ecclestone ed il suo team di marketing ha capito che la F1 sporca e non pulisce: cosa fare per dare un tocco di pulito all’immagine inquinante del circus e riuscire ad attirare altri tifosi/investitori. Pulirsi la faccia è un bene: ovvio che non sono le 24 (o 36?) gomme che ogni team cambia in un weekend a salvare il mondo.

Quel circus fatto di piloti su jet personali, migliaia di meccanici, tecnici, ingegneri, manager che saltano da un aereo all’altro. I tifosi hanno l’impronta ecologica minore in questa disciplina, forse perchè praticamente non ci sono quasi mai. Eppure la ricerca per migliorare i consumi del motore continua. Lo dicono a chiare voci i team e non importa se la macchina non vince. L’importante è che corra davanti ad un pubblico in mondovisione.

Quanti sport vedete in mondovisione la domenica pomeriggio alle 14.00? Nessuno che possa definirsi “attento al problema ambientale”. Non credo che Bernie riuscirà ad incrementare i propri (miliardari) guadagni, per fortuna gli ecologisti sono rompicoglioni e altrettanto svegli da capire che non è una ruota a fare una macchina più rispettosa della natura.