Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo
Su consiglio di Valerio Villari (sito web) proviamo ad immaginare come può evolvere nel futuro la professione del blogger sulla base delle condizioni vigenti all’interno del mercato del lavoro online.

In questo periodo è stata presentata la Carta dei Pro-blogger, documento molto discutibile, più un copincolla che un vero atto prodotto: ad ogni modo rappresenta un timido passo avanti dei blogger verso l’affermazione e la garanzia.
In Italia, blogger per hobby o blogger semi-professionita la musica non cambia. Nessuna prospettiva come primo lavoro. Al 99,99% il blog è curato come passatempo o a titolo di piccolo introito. Non si fa distinzione tra occupato e disoccupato: in questi casi chi scrive dietro compenso non copre nemmeno l’1% delle proprie spese personali. È ontologico che nelle situazioni migliori il blogger copre le spese del server.
All’estero?
Ci sono diversi casi di blogger professionisti, veri e propri nasi alla ricerca delle novità e pronti allo stimolo. Si contano comunque sulle dita di una mano. Il loro giro d’affari però si conta con la calcolatrice di almeno 6 cifre, in dollari ovviamente. Il fenomeno è tipico del mondo Usa, Problogger.net costituisce un valido esempio.
Ok, data questa situazione. Quali prospettive per il futuro?
Scrivere assiduamente per una testata giornalista può aiutare a conseguire il tesserino di pubblicista, ma non si va oltre. Blog scritti a più mani riescono ad avere menzioni particolari ma considerando il volume della blogosfera italiana non esistono i presupposti per impiantare una carriera di blogger. Pensare al mondo anglofono e produrre contenuti in linguaggio fruibile da oltre 2 miliardi di persone rende più concreta la possibilità di esercitare regolarmente il mestiere del blogger.
Oltre il contenuto: quale futuro per i blogger-hobbysta?
Blogger non si nasce, si diventa. Le doti da comunicatore sono utili per mettere al servizio della rete le proprie competenze specifiche. Ognuno di noi potenzialmente può descrivere la visione con aspetto critico (nel senso kantiano). Potrebbe nascere l’esperto di nicchia e posizionarsi tra le due figure sopracitate arrivando ad un part-time per curare il blog. Non solo.
Giornalista, blogger o guru tendente al profeta?
Come posizionare il blog dipende dall’autore, dalle competenze espresse nei suoi scritti, nell’assiduità e soprattutto nella capacità d’analisi delle tendenze. In altre parole il blogger indipendente più sensibile alle tendenze, ai fatti e agli stimoli che provengono dal suo ambiente si mostrerà per quello che è. La capacità di prevedere la domanda (o quantomeno come/dove/in cosa s’evolverà ) già la base del suo lavoro. Professione e hobby si fondono. Rimane al singolo piazzare il discrimen.
Avremo l’albo dei blogger come quello dei giornalisti?
Mai e poi mai. È impossibile tracciarli tutti. Ogni momento ne nascono e ne muoiono a decine. Sarebbe la morte dell’autodeterminazione e delle scelte di ognuno. Piuttosto dovremmo sciogliere gli attuali web-scrittori dagli argomenti più “futili e commerciali” e far scrivere loro pezzi più interessanti (e stimolanti). L’indipendenza dei blogger finisce nel momento in cui qualcuno li paga. A meno che non sia Adsense, il 90% dei blogger che raggiungono masse importanti di pubblico sono “imbavagliati” nei voleri delle redazioni da cui dipendono. E quando il prodotto si misura in pageview scade la qualità . Già la carta stampata è prezzolata, se la moneta compra anche i blogger, siamo punto e a capo.
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La foto, ovviamente, non è mia nè sono io fra 20 anni, ma è Russell Crowe. | San Flickr!
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| Parole: blog, blogger, blogger retribuiti, nanopublishing, professioni online, scrivere
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