Sembra quasi divertente vedere come si dividono gli analisti sulle stime dell’andamento dei prezzi del greggio (e non del Brent) nel 2009. Si paventano due scenari: il primo catastrofico, ovvero prezzi in salita esponenziale ai primi cenni di ripresa economica.

Probabile che questa posizione rispecchi quella del petrolio a 400 dollari al barile di cui vi avevo già parlato. Dall’altra parte dello schieramento invece si collocano i guru di Goldmans Sachs, gli stessi che dodici mesi fa avevano previsto il greggio attorno ai 100 dollari, ipotizzando un lungo periodo di stagnazione intorno ai 50 dollari.

La crescita dei prezzi non rappresenta solo un problema: infatti se nel breve periodo a pagare sono solo i consumatori diretti, nel lungo periodo i pro potrebbero distribuirsi con più efficienza. L’altissimo prezzo della materia prima ha dato impulso – o forse poco più di una boccata d’ossigeno – per la ricerca relativa alle fonti energetiche rinnovabili e non. Non hanno gioito solo i vari dipartimenti di ricerca sull’eolico et similia, ma anche dove si curava l’estrazione di petrolio dalle spiagge bitumose. Adesso si sta fermando tutto.

L’andamento del prezzo del petrolio degli ultimi tre anni, come mostrato dal grafico non offre limiti all’incertezza: ecco perchè fioriscono correnti di pensiero alternative su basi contrastanti. L’unica cosa sicura ad oggi è la cartaccia creata sinora. Tutti i contratti di short (vendita allo scoperto per riacquistare in seguito a prezzo inferiore) sono out of the market.