Lei afferma di non esser l’autrice del libro che l’ha resa celebre, lui un calciatore miliardario e mediocre. Altri invece hanno tappezzato Roma di fotocopie: erano gli Angeli custodi. Operazioni di marketing o vite esistenti?

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Facebook o i blog, un nuovo media o qualcosa di simile per diffondere il loro verbo e le loro informazioni. Non rivolgono accuse al sistema, non svelano misteri o aprono al pubblico chissà quale porta. Raccontano a pezzi la loro vita.

Sperano che li segue possa ricostruirla? Leggere i loro articoli tutto sommato non è pesante, evidentemente sono corretti da una piccola redazione o da un volenteroso ghostwriter. Se un giornale li linka hanno fatto il botto: accessi a non finire, ma probabilmente a loro non interessa.

Ad alcuni sta a cuore l’esser letti, avere un nugolo di fedelissimi. Sulle loro pagine non ci sono nemmeno i Google Adsense per monetizzare questi numeri. Perchè lo fanno? Vogliono lasciare il segno, è inevitabile. Secoli fa Canova scolpiva nel marmo e levigava i corpi, il Belli scriveva porcate in romanaccio pulito ed oggi usiamo i blog e i gniu media.

Personalmente non mi piace l’idea di usare questi mezzi anonimi per esprimere il proprio pensiero. Ora la penso così. Se hai un punto di vista e senti la necessità – o la markettara incombenza – di raccontarlo al mondo devi metterci la faccia o la firma. Così come ho fatto io, a scapito della fama. D’altronde tira molto l’idea del calciatore-autore, penna per tratteggiare il mondo di calcio, shopping a via della Spiga, prostitute e cocaina.

Mettere la propria faccia, nel peggiore dei casi, è rischioso. Nel restante 99% della casistica sei nell’anonimato, come un mediocre calciatore.