L’unica cosa più complicata dall’amore è la famiglia (del Sud, aggiungerei). Storia di un ragazzo omosessuale figlio d’imprenditori che torna dopo aver studiato a Roma. Scoppiano in continuazione, le mine vaganti.

Produzione RaiCinema & Fandango per un copione tutto sommato ben architettato: colpi di scena veri in una commedia che potrebbe allinearsi facilmente a dettami classici. Film “leggero”, puoi perderlo e non succederà nulla.

Ambientato tra le mura domestiche e quelle del pastificio dei Cantone a Lecce, il film narra il cambio generazionale tumultuoso degli anni 2000. Un figlio “ammalato” di omosessuale (parola impronunciabile dal padre) mentre l’altro vuol diventare scrittore. A nessuno importa se il colore della confezione della pasta sia blu o marrone chiaro. Entrambi hanno assaggiato la pasta: uno la vorrebbe, l’altro no.

Quasi due ore per rivivere i tabù della società italiana, bigotta e ipocrita che cura spasmodicamente l’immagine e l’apparenza dovuta all’appartenenza ad un ceto sociale. Covo naturale per l’esplosione delle mine vaganti imprevedibili e devastanti novità su cui s’impernia tutto il dramma.

Consigliato esclusivamente ad un pubblico senza grilli per la testa; chi non riuscirà a vederlo nelle sale non si strappi i capelli, non è assolutamente tra i film imperdibili.