Ha fatto storcere il naso solo a pochi il fair value perchè la trasparenza è stato considerato un asset privilegiato intrinseco di ogni situazione patrimoniale. Andava chiarito tutto in bilancio: ogni valore doveva rispecchiare la situazione effettiva, non il costo-storico.

Bilancio !

E così è stato, peccato che le deroghe al famoso IAS 39 non sono mancate: dopo l’iniziativa del board inglese (costituito dai creatori dello IAS, lo IASB) di permettere la deroga al fair value nello Ias 39, ovvero il criterio per valutare gli strumenti finanziari. L’ennesima porcata all’italiana passata sotto silenzio.

il Consiglio dei ministri ha inserito, nel decreto legge anticrisi, con una mossa comunque opportuna, un ritorno ai valori «storici» per le imprese che non usano gli Ias. Come dire, tutte quelle non quotate. Non è, quindi, la semplice traduzione italiana di quanto stabilito a Londra per lo Ias 39. Il decreto legge consente, «considerata l’eccezionale situazione di turbolenza nei mercati finanziari », di iscrivere i titoli «non destinati a permanere durevolmente in bilancio » ai valori che avevano nell’ultima semestrale o nell’ultimo rendiconto annuale. E la deroga si potrà estendere al 2009, se così disporrà con decreto il ministro dell’Economia.

In pratica: le aziende presenti sul listino svaluteranno i propri asset perchè il mercato è crollato e le non quotate (e scherzo del destino, anche quelle che stavano per entrare nel listino milanese) potranno invece evitare di svalutare. Risultato? I bilanci saranno imparagonabili tra di loro almeno fino al 2010. Male! Perchè il set informativo presente in quei libretti composti da Conto Economico, Stato Patrimoniale, Nota Integrativa e Rendiconto Finanziario sarà totalmente annullato. Carta straccia, anche se tutti i revisori contabili giurano che vigileranno. Ci credo MOLTO poco.

Nonostante il suo immenso valore, se il Colosseo fosse venduto in un mercato dove nessuno vorrebbe comprarlo, il suo valore di scambio sarebbe zero” Lo sostiene la mia prof della tesi, santa donna, e non è la sola. Quindi di cosa ci lamentiamo? Il mercato non è fatto per valutare le poste di bilancio: il mercato ha lo scopo di formare i prezzi facendo incontrare domanda ed offerta. Punto e basta. Perchè far fare al mercato la valutazione di poste di bilancio?

Col mark-to-market abbiamo i bilanci a fisarmonica: quando il mercato tira e cresce la valutazione degli strumenti finanziari sarà sempre positiva con moltissime ricche rivalutazioni e liquide entrate, mentre quando i mercati finanziari vanno già, arrivano le mazzate a svalutare tutti gli attivi.

La situazione peggiora poi, per quelle aziende quotate sui listini di borsa nel comparto bancario. Per natura, infatti, quando il mercato tira, le banche normalmente hanno bilanci molto appealing*: la gente che investe aumenta il loro margine d’intermediazione mentre poi saranno loro a rimpinguare adeguatamente il margine d’interesse. Situazione opposta per i momenti neri, quelli da suicidio collettivo stile crisi-del-29, altrimenti noti d’ora in poi come crisi del 2008.

È il caso quindi di rivedere il sistema dei bilanci? In queste occasioni ad unirsi all’accorata richiesta dovrebbeero esser tutti quelli che dovrebbero vendere la propria azienda o farsi finanziariare. Il loro giocattolino vale sempre di meno e qualcuno non vorrà giocarci più.

“Svalutate gente, svalutate” per fare il verso ad un litanico “meditate gente, meditate” di un mio prof.

VIA | Sole24ore.it


Appealing: termine dal ca**o per dire piacevole, apprezzabile. Solo che in inglese fa più fico, ma va va..