Strano ma vero. I treasury-bond, titoli del debito pubblico a lunga scadenza a stelle e strisce, sono stati quotati col rendimento minimo storico mentre i loro rischi percepiti sono altissimi e fanno schizzare in alto i credit default swap.

Qualunque studente di economia storcerebbe il naso e parecchi docenti inorridirebbero. La legge rischio-rendimento è saltata? Niente affatto! È solo l’ennesima anomalia dovuta alla strillatissima crisi finanziaria di questi tempi. Cosa è successo in pratica? Andiamo per gradi.

Partiamo dal mercato obbligazionario americano per capirci qualcosa.

  1. In chiusura pre-festiva del 26 novembre scorso, i titoli di stato decennali usa toccano le quote di rendimento minimo storico (2,9731% annuo).
    Non è grave in sè, nonostnate sia il segnale della fortissima domanda di t-bond visti come “titoli rifugio” per molti operatori del mercato.
  2. Salgono alle stelle i “premi” dei credit default swap (in pratica assicurazioni contro il default degli stessi USA)

Come è possibile che all’aumentare del rischio (dei T-bond) non aumenti il tasso d’interesse?
Non si è invertita la rischio-rendimento, potete star tranquilli.
La situazione di altissima volatilità dei corsi azionari (e di conseguenza di tutte i derivati su di essi più o meno costruiti) ha accelerato la corsa al titolo di stato “sicuro”. Bisogna preoccuparsi perchè i cds Usa e i cds Europa sono ai massimi storici.

Rispetto alla propria media si registrano:
(1 basis point = 0,01%)

Italia: +140 basis point
Gran Bretagna: +100 basis point
Francia: + 53 basis point
Germania: +37 bp

Cosa succede?
Gli stati emettono debito pubblico a basso rendimento con cui poi salvano l’economia: nei bilanci di stato entra quindi un po’ di zozzeria finanziaria.
Ricorda l’antico problema quis custodiet custodes ipsos? ovvero “chi controlla i controllori?”
In questo caso siamo noi risparmiatori, quindi occhio a dove piazziamo i nostri soldini.