<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>PiccoloSocrate &#187; ABI</title>
	<atom:link href="http://www.piccolosocrate.com/blog/tag/abi/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.piccolosocrate.com/blog</link>
	<description>Chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 22:28:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Il gigantismo bancario è da limitare con una legge antitrust?</title>
		<link>http://www.piccolosocrate.com/blog/il-gigantismo-bancario-e-da-limitare-con-una-legge-antitrust.html</link>
		<comments>http://www.piccolosocrate.com/blog/il-gigantismo-bancario-e-da-limitare-con-una-legge-antitrust.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 09:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia dei Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Reale]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[ABI]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi investment banks]]></category>
		<category><![CDATA[derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Stiglitz]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Spaventa]]></category>
		<category><![CDATA[vigilanza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolosocrate.com/blog/?p=4197</guid>
		<description><![CDATA[Le dimensioni mastondontiche delle banche americane complicano i processi di salvataggio e fusione a spese del contribuente d&#8217;oltreoceano. Bisogna limitare ex lege salvando il salvabile e diversificando? In occasione del &#8220;fixing finance&#8221; &#8211; convegno all&#8217;ABI cui mi sarebbe piaciuto partecipare se non fosse per il prezzo proibitivo per gli studenti &#8211; il premio nobel 2001 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le dimensioni mastondontiche delle banche americane complicano i processi di salvataggio e fusione a spese del contribuente d&#8217;oltreoceano. Bisogna limitare <em>ex lege</em> salvando il salvabile e diversificando?</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4208" title="Il risparmio americano" src="http://www.piccolosocrate.com/media/uploads/2009/05/gigantismo_maiali_salvadanai.jpg" alt="Il risparmio americano" width="430" height="183" /></p>
<p>In occasione del &#8220;fixing finance&#8221; &#8211; convegno all&#8217;ABI cui mi sarebbe piaciuto partecipare se non fosse per il prezzo proibitivo per gli studenti &#8211; il premio nobel 2001 per l&#8217;economia Stiglitz tratta temi caldi della congiuntura economica attuale. <span id="more-4197"></span></p>
<p>Cito testualmente l&#8217;articolo:</p>
<blockquote><p>« Il <strong>sistema bancario del futuro</strong> dovrà basarsi su una <strong>maggiore diversificazione</strong>. Sarà necessario disporre di <strong>istituti più specializzati e di società di venture capital</strong>; ci saranno certamente banche di minori dimensioni in grado di finanziare meglio le piccole e medie imprese. E ci saranno, certo, anche le <strong>grandi banche</strong>. Ma è essenziale che <strong>non</strong> siano <strong>così grandi</strong> come quelle che sono state protagoniste della crisi attuale: banche di dimensioni tali che non ci si può permettere che falliscano, perchè altrimenti trascinano con sè l&#8217;intero sistema economico »</p></blockquote>
<p>Dove sta il problema di fondo? Secondo il premio nobel ridurre le dimensioni titaniche degli intermediari <em>yankee</em> risolverebbe la questione. In teoria non sbaglia: diminuendo la struttura media dei pezzi il sistema diventa più flessibile agli urti congiunturali &#8211; le <a href="http://www.piccolosocrate.com/blog/tag/crisi-finanziarie">crisi finanziarie</a> &#8211; al tempo stesso, a parità di <em>governance</em> la mortalità delle aziende medio/piccole consente il controllo dei rischi sistemici.</p>
<p>In situazioni di stress un sistema di aiuti statali (il <a href="http://www.fdic.gov">Deposit Insurance Fund</a>, giusto per fare un nome a caso) può intervenire a tamponare l&#8217;eventuale falla di un <a href="http://www.piccolosocrate.com/blog/tag/default">default bancario</a> senza aggravare le tasche di Mr. &amp; Mrs Smith (il contribuente americano). La diversificazione dimensionale comporta alcuni svantaggi.</p>
<p>Perchè l&#8217;idea del nobel sulle asimmetrie informative Stiglitz non è indolore nelle condizioni attuali? Supponiamo l&#8217;istantaneo spin-off di tutte le attività dei maggiori gruppi bancari-assicurativi a stelle e strisce. Occorre ipotizzare almeno due scenari-limite:</p>
<ul>
<li> <strong>Scenario uno: dal gigante ai pochi pesi medi</strong>.<br />
Le attività d&#8217;intermediazione di un grosso istituto spacchettate su <em>5-6 gruppetti</em> specializzati di dimensioni ridotte.<br />
Non tutti i gruppetti sono quotati sul listino (quindi meno scossoni in borsa al primo <em>rumors</em> negativo) ed il mercato del controllo societario è poco efficiente.
</li>
<li> <strong>Scenario due: intermediari grandi quanto un atomo</strong><br />
Una costellazione di banche e intermediari si specializzano su poche attività con volumi modesti. Solo qualcuno è sul listino ed il mercato del controllo è inefficace. La governance senza obbligo d&#8217;informativa perde il ruolo principale.
</li>
</ul>
<p>In nome della diversificazione dimensionale e della tutela delle tasse dei consumatori, Stiglitz aumenta direttamente tutti i costi di transazione: i costi bancari  sono sempre pagati dalla collettivita&#8217; che si rivolge agli intermediari. I costi dei servizi standardizzati possono rimanere su livelli concorrenziali, ma non potendo far leva sui volumi intermediati, schizzerebbero in cielo i costi per i servizi più complessi generalmente legati alla concessione di credito.<br />
<strong>Conclusione n. 1: aumento del costo di accesso al credito</strong>.<br />
In alternativa, minori spese per pratiche istruttorie complesse comportano una diversa (o peggiore) identificazione dei rischi connessi nelle operazioni, aumentando i rischi insiti nel sistema.</p>
<p>Un sistema di banche medie (poche grandi smagrite e tante realtà regionali o locali) aumenta la specializzazione di ognuna e la concorrenza nei servizi/prodotti, incentiva la creazione di &#8220;reti&#8221; e collaborazioni &#8211; mentre distrugge la competitività estera del settore. Bank of America, Citigroup, Jp Morgan e via dicendo sono stati per decenni i grossi player internazionali. La crisi finanziaria non è nata in America &#8211; è un <em>affaire</em> globale che ha interessato settori della finanza più o meno a rischio.<br />
<strong>Conclusione n. 2: comprometterebbe la competitività e la scalabilità degli istituti cardine del sistema finanziario mondiale</strong>.</p>
<p>Alla Casa Bianca dovrebbero tirar fuori una politica protezionistica antistorica sul settore che fa da volano all&#8217;intero sistema economico. Impensabile anche perché il risiko delle fusioni bancarie europee potrebbe ripartire andando a caccia dei migliori intermediari Usa. <strong>Corollario alla conclusione n.2: eliminato un rischio all&#8217;interno del paese per averlo alla porta</strong>.</p>
<p>Il problema del mercato del  controllo degli intermediari ante ipotesi di nazionalizzazione era limitato a pochi elementi di cui si poteva conoscere la <em>governance</em> e procedere alla modifica strutturale delle leggi senza sradicare l&#8217;intero sistema. Per ridurre le dimensioni degli intermediari, la rivoluzione del sistema di corporate governance passa in primo piano. <strong>Conclusione n.3: la rivoluzione della governance è indispensabile in tempi brevissimi &#8211; situazione irrealizzabile</strong>.</p>
<p><!--adsense--></p>
<p>Supponendo di esser riusciti a ridurre le dimensioni, mantenere i vincoli di stabilità e redditività delle aziende bancarie e parabancarie &#8211; come si può evitare di dare i soldi del contribuente alle banche decotte? Meglio lasciar lavorare una banca sana da sola che farle assorbire una banca sull&#8217;orlo del fallimento con i soldi del contribuente. Un esempio concreto per capirci: Unicredit post fusione con Capitalia ha dato il via ad un piano di ristrutturazione aziendale mostruoso che non mina la sua operatività corrente &#8211; ma la aggrava di costi, inefficienze e ritardi che gravano sul ritorno economico dei suoi finanziatori privati. Immaginate la stessa situazione per le banche americane finanziate dal denaro pubblico. A rimetterci sarà lo Stato che ha speso per salvarle.</p>
<p>Chiudiamo con una riflessione sulla necessità di leggi per i <em>titoli tossici</em>.</p>
<ul>
<li>Non tutti i derivati sono tossici</li>
<li>Non tutti fanno male ai bilanci</li>
</ul>
<p><strong>Legiferare eccessivamente sui derivati</strong>, strumenti finanziari nati con finalità di copertura dalle variazioni dei tassi d&#8217;interesse, significa <strong>paralizzare</strong> uno dei <strong>mercati d&#8217;approvvigionamento</strong> delle materie prime per le aziende di credito. E&#8217; pur vero che le perdite potenziali stimate per la crisi finanziaria (4.1 miliardi di miliardi di dollari) si son rivelate ben al di sotto delle realtà anche per colpa degli <em>asset tossici</em> ma l&#8217;unico modo per salvare una banca è farle intermediare su settori stabili e in crescita.</p>
<p><strong>Stiglitz indica</strong> due <strong>vie condivisibili per la ricostruzione</strong>: l&#8217;Europa dell&#8217;Est, dove la domanda in forte crescita ha subito colpi d&#8217;arresto pur rimanendo sede di innumerevoli asset delle banche e i mutui americani. Il problema è solo nei modi e nei tempi. Sforbiciare le dimensioni delle banche non è la soluzione, controllare seriamente la governance può essere una strada. O dobbiamo comprare anche noi <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/28/tesoro-usa-contro-il-jet-aziendale-citigroup.html" rel="nofollow">un jet privato come volevano fare gli ad di Citigroup</a>?</p>
<p>VIA | <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/05/joseph-stiglitz-intervista.shtml?uuid=b21934a4-39a6-11de-81fa-22afe42b0e6a&amp;DocRulesView=Libero">Sole24ore</a> e <a href="http://www.abi.it/manager?action=show_document&amp;portalId=1&amp;documentId=9727">documenti ABI</a></p>
<hr />
<p>Per maggiori informazioni consultare la  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Asimmetrie_informative">teoria sulle asimmetrie informative</a>, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Stiglitz">biografia di Joseph Stiglitz</a>, l&#8217;articolo di Luigi Spaventa sull&#8217;<a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000916.html">ipotesi delle <em>bad banks</em></a>, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costi_di_transazione">teoria sui costi di transazione</a>.</p>
 ]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolosocrate.com/blog/il-gigantismo-bancario-e-da-limitare-con-una-legge-antitrust.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

