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	<title>PiccoloSocrate &#187; vigilanza</title>
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	<description>Blog CHIUSO per ferie (fino a data da destinarsi)</description>
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		<title>Definizione di prociclicità</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 18:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia dei Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[banca d'italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Per l&#8217;esame di risk management ero alla ricerca del siginificato del termine prociclicità. La prociclicità consiste nel timore che il nuovo sistema di requisiti patrimoniali relativi al rischio di credito, fondati sui sistemi di rating interni delle banche, possa accentuare le fluttuazioni del ciclo economico aggravando in particolare le fasi recessive. Cioè quando il sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per l&#8217;esame di risk management ero alla ricerca del siginificato del termine prociclicità.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5911" title="Rischio Operativo" src="http://www.piccolosocrate.com/media/uploads/2009/10/risk-management-pasqualina-porretta.jpg" alt="Rischio Operativo" width="430" height="180" /></p>
<p>La <strong>prociclicità</strong> consiste nel timore che il nuovo sistema di requisiti patrimoniali relativi al rischio di credito, fondati sui sistemi di rating interni delle banche, possa accentuare le fluttuazioni del ciclo economico aggravando in particolare le fasi recessive. <span id="more-5038"></span>Cioè quando il sistema economico attraversa una fase recessiva, le condizioni economico-finanziarie delle imprese tendono a deteriorarsi.</p>
<h3>Prociclicità vuol dire (in parole povere)</h3>
<p>Tutto chiaro vero? Se vuoi puoi rileggere lo stesso concetto a parole comprensibili.</p>
<blockquote><p>Gli organi di Vigilanza del sistema creditizio (ovvero Banca d&#8217;Italia ed il Comitato di Basilea) hanno paura che i modelli per il calcolo dei requisiti patrimoniali da accantonare a fronte del rischio di credito possano diventare un amplificatore delle condizioni di mercato diventando il volano per accrescere la crescita/decrescita delle fasi di mercato.</p>
<p>In pratica temono che in condizioni rosee di mercato le banche possano &#8220;allentare&#8221; i requisiti da accantonare (e quindi abbassare il costo del prestito per il prenditore) per poi doverli stringerli troppo in condizione di crisi del mercato, quando invece dovrebbero esser sostenuti gli investimenti.</p></blockquote>
<p>Tutto chiaro ora?<br />
 <img src='http://www.piccolosocrate.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
 ]]></content:encoded>
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		<title>Il gigantismo bancario è da limitare con una legge antitrust?</title>
		<link>http://www.piccolosocrate.com/blog/il-gigantismo-bancario-e-da-limitare-con-una-legge-antitrust.html</link>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 09:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia Reale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia dei Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<category><![CDATA[vigilanza]]></category>

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		<description><![CDATA[Le dimensioni mastondontiche delle banche americane complicano i processi di salvataggio e fusione a spese del contribuente d&#8217;oltreoceano. Bisogna limitare ex lege salvando il salvabile e diversificando? In occasione del &#8220;fixing finance&#8221; &#8211; convegno all&#8217;ABI cui mi sarebbe piaciuto partecipare se non fosse per il prezzo proibitivo per gli studenti &#8211; il premio nobel 2001 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le dimensioni mastondontiche delle banche americane complicano i processi di salvataggio e fusione a spese del contribuente d&#8217;oltreoceano. Bisogna limitare <em>ex lege</em> salvando il salvabile e diversificando?</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-4208" title="Il risparmio americano" src="http://www.piccolosocrate.com/media/uploads/2009/05/gigantismo_maiali_salvadanai.jpg" alt="Il risparmio americano" width="430" height="183" /></p>
<p>In occasione del &#8220;fixing finance&#8221; &#8211; convegno all&#8217;ABI cui mi sarebbe piaciuto partecipare se non fosse per il prezzo proibitivo per gli studenti &#8211; il premio nobel 2001 per l&#8217;economia Stiglitz tratta temi caldi della congiuntura economica attuale. <span id="more-4197"></span></p>
<p>Cito testualmente l&#8217;articolo:</p>
<blockquote><p>« Il <strong>sistema bancario del futuro</strong> dovrà basarsi su una <strong>maggiore diversificazione</strong>. Sarà necessario disporre di <strong>istituti più specializzati e di società di venture capital</strong>; ci saranno certamente banche di minori dimensioni in grado di finanziare meglio le piccole e medie imprese. E ci saranno, certo, anche le <strong>grandi banche</strong>. Ma è essenziale che <strong>non</strong> siano <strong>così grandi</strong> come quelle che sono state protagoniste della crisi attuale: banche di dimensioni tali che non ci si può permettere che falliscano, perchè altrimenti trascinano con sè l&#8217;intero sistema economico »</p></blockquote>
<p>Dove sta il problema di fondo? Secondo il premio nobel ridurre le dimensioni titaniche degli intermediari <em>yankee</em> risolverebbe la questione. In teoria non sbaglia: diminuendo la struttura media dei pezzi il sistema diventa più flessibile agli urti congiunturali &#8211; le <a href="http://www.piccolosocrate.com/blog/tag/crisi-finanziarie">crisi finanziarie</a> &#8211; al tempo stesso, a parità di <em>governance</em> la mortalità delle aziende medio/piccole consente il controllo dei rischi sistemici.</p>
<p>In situazioni di stress un sistema di aiuti statali (il <a href="http://www.fdic.gov">Deposit Insurance Fund</a>, giusto per fare un nome a caso) può intervenire a tamponare l&#8217;eventuale falla di un <a href="http://www.piccolosocrate.com/blog/tag/default">default bancario</a> senza aggravare le tasche di Mr. &amp; Mrs Smith (il contribuente americano). La diversificazione dimensionale comporta alcuni svantaggi.</p>
<p>Perchè l&#8217;idea del nobel sulle asimmetrie informative Stiglitz non è indolore nelle condizioni attuali? Supponiamo l&#8217;istantaneo spin-off di tutte le attività dei maggiori gruppi bancari-assicurativi a stelle e strisce. Occorre ipotizzare almeno due scenari-limite:</p>
<ul>
<li> <strong>Scenario uno: dal gigante ai pochi pesi medi</strong>.<br />
Le attività d&#8217;intermediazione di un grosso istituto spacchettate su <em>5-6 gruppetti</em> specializzati di dimensioni ridotte.<br />
Non tutti i gruppetti sono quotati sul listino (quindi meno scossoni in borsa al primo <em>rumors</em> negativo) ed il mercato del controllo societario è poco efficiente.
</li>
<li> <strong>Scenario due: intermediari grandi quanto un atomo</strong><br />
Una costellazione di banche e intermediari si specializzano su poche attività con volumi modesti. Solo qualcuno è sul listino ed il mercato del controllo è inefficace. La governance senza obbligo d&#8217;informativa perde il ruolo principale.
</li>
</ul>
<p>In nome della diversificazione dimensionale e della tutela delle tasse dei consumatori, Stiglitz aumenta direttamente tutti i costi di transazione: i costi bancari  sono sempre pagati dalla collettivita&#8217; che si rivolge agli intermediari. I costi dei servizi standardizzati possono rimanere su livelli concorrenziali, ma non potendo far leva sui volumi intermediati, schizzerebbero in cielo i costi per i servizi più complessi generalmente legati alla concessione di credito.<br />
<strong>Conclusione n. 1: aumento del costo di accesso al credito</strong>.<br />
In alternativa, minori spese per pratiche istruttorie complesse comportano una diversa (o peggiore) identificazione dei rischi connessi nelle operazioni, aumentando i rischi insiti nel sistema.</p>
<p>Un sistema di banche medie (poche grandi smagrite e tante realtà regionali o locali) aumenta la specializzazione di ognuna e la concorrenza nei servizi/prodotti, incentiva la creazione di &#8220;reti&#8221; e collaborazioni &#8211; mentre distrugge la competitività estera del settore. Bank of America, Citigroup, Jp Morgan e via dicendo sono stati per decenni i grossi player internazionali. La crisi finanziaria non è nata in America &#8211; è un <em>affaire</em> globale che ha interessato settori della finanza più o meno a rischio.<br />
<strong>Conclusione n. 2: comprometterebbe la competitività e la scalabilità degli istituti cardine del sistema finanziario mondiale</strong>.</p>
<p>Alla Casa Bianca dovrebbero tirar fuori una politica protezionistica antistorica sul settore che fa da volano all&#8217;intero sistema economico. Impensabile anche perché il risiko delle fusioni bancarie europee potrebbe ripartire andando a caccia dei migliori intermediari Usa. <strong>Corollario alla conclusione n.2: eliminato un rischio all&#8217;interno del paese per averlo alla porta</strong>.</p>
<p>Il problema del mercato del  controllo degli intermediari ante ipotesi di nazionalizzazione era limitato a pochi elementi di cui si poteva conoscere la <em>governance</em> e procedere alla modifica strutturale delle leggi senza sradicare l&#8217;intero sistema. Per ridurre le dimensioni degli intermediari, la rivoluzione del sistema di corporate governance passa in primo piano. <strong>Conclusione n.3: la rivoluzione della governance è indispensabile in tempi brevissimi &#8211; situazione irrealizzabile</strong>.</p>
<p><!--adsense--></p>
<p>Supponendo di esser riusciti a ridurre le dimensioni, mantenere i vincoli di stabilità e redditività delle aziende bancarie e parabancarie &#8211; come si può evitare di dare i soldi del contribuente alle banche decotte? Meglio lasciar lavorare una banca sana da sola che farle assorbire una banca sull&#8217;orlo del fallimento con i soldi del contribuente. Un esempio concreto per capirci: Unicredit post fusione con Capitalia ha dato il via ad un piano di ristrutturazione aziendale mostruoso che non mina la sua operatività corrente &#8211; ma la aggrava di costi, inefficienze e ritardi che gravano sul ritorno economico dei suoi finanziatori privati. Immaginate la stessa situazione per le banche americane finanziate dal denaro pubblico. A rimetterci sarà lo Stato che ha speso per salvarle.</p>
<p>Chiudiamo con una riflessione sulla necessità di leggi per i <em>titoli tossici</em>.</p>
<ul>
<li>Non tutti i derivati sono tossici</li>
<li>Non tutti fanno male ai bilanci</li>
</ul>
<p><strong>Legiferare eccessivamente sui derivati</strong>, strumenti finanziari nati con finalità di copertura dalle variazioni dei tassi d&#8217;interesse, significa <strong>paralizzare</strong> uno dei <strong>mercati d&#8217;approvvigionamento</strong> delle materie prime per le aziende di credito. E&#8217; pur vero che le perdite potenziali stimate per la crisi finanziaria (4.1 miliardi di miliardi di dollari) si son rivelate ben al di sotto delle realtà anche per colpa degli <em>asset tossici</em> ma l&#8217;unico modo per salvare una banca è farle intermediare su settori stabili e in crescita.</p>
<p><strong>Stiglitz indica</strong> due <strong>vie condivisibili per la ricostruzione</strong>: l&#8217;Europa dell&#8217;Est, dove la domanda in forte crescita ha subito colpi d&#8217;arresto pur rimanendo sede di innumerevoli asset delle banche e i mutui americani. Il problema è solo nei modi e nei tempi. Sforbiciare le dimensioni delle banche non è la soluzione, controllare seriamente la governance può essere una strada. O dobbiamo comprare anche noi <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/28/tesoro-usa-contro-il-jet-aziendale-citigroup.html" rel="nofollow">un jet privato come volevano fare gli ad di Citigroup</a>?</p>
<p>VIA | <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/05/joseph-stiglitz-intervista.shtml?uuid=b21934a4-39a6-11de-81fa-22afe42b0e6a&amp;DocRulesView=Libero">Sole24ore</a> e <a href="http://www.abi.it/manager?action=show_document&amp;portalId=1&amp;documentId=9727">documenti ABI</a></p>
<hr />
<p>Per maggiori informazioni consultare la  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Asimmetrie_informative">teoria sulle asimmetrie informative</a>, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Stiglitz">biografia di Joseph Stiglitz</a>, l&#8217;articolo di Luigi Spaventa sull&#8217;<a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000916.html">ipotesi delle <em>bad banks</em></a>, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costi_di_transazione">teoria sui costi di transazione</a>.</p>
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